Il C.V.A. in gita a Venezia e …..... 


Eccoci qua, ancora una volta “reduci” dalla gita annuale del
CVA 2010, a raccontare, ai volontari che sono rimasti a casa a “lavorare”, quanto si sono persi.

La gita di quest’anno, organizzata egregiamente dal tour operator Toppinos Viaggi, è stata per noi ricca di momenti di cultura, relax e perché no anche di bei momenti scherzosi e non……....trascorsi tra amici che una volta tanto si ritrovano al di fuori del CVA per fare nuove esperienze ed amicizie.

Non sono mancanti momenti indimenticabili, infatti tra false partenze di battelli….e don Gigi ne sa qualcosa ;-)…..e momenti scherzosi, tra chiacchiere e risate abbiamo anche giocato ai detective alla ricerca del “borsello perduto” per poi, fortunatamente non perdere nessun volontario nel misterioso labirinto.

Non sono mancati i momenti preziosi di raccoglimento e tanto meno quelli culturali con la visita della bellissima Venezia, della città di Burano e delle magnifiche ville venete.

Come tutti gli anni la gita del CVA, ma anche gli altri momenti di incontro organizzati durante l’anno, contribuisce ad aggregare sempre più il gruppo di volontari che operano nella nostra associazione con nuove amicizie e scambio di esperienze che contribuiscono alla crescita personale di ogni volontario.

Ora che la gita è finita ci rimangono ancora un sacco di ricordi………………
e, chi vorrà, potrà trascriverli nei commenti sottostanti.

Non perdetevi le foto scattate dai nostri reporter....
clicca qui
http://www.cva-alba.com/fotoalbum.html



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Questa settimana vi proponiamo la testimonianza di una nostra amica.....Jamila... 
I viaggi di Jamila sui “barconi della speranza”




tratto dal sito www.comune.torino.it

“Da 18 anni sono handicappata, ho una malattia che mi impedisce di camminare, ma nessuno sa dirmi: perché io? perché la mia famiglia? perché noi donne? Queste domande mi rovinano la vita”. Comincia così il racconto di Jamila Herch, una ragazza tunisina affetta da distrofia muscolare.

1997 - “Non ricordo il giorno preciso, è il mese di agosto. So di avere la stessa malattia di mia sorella maggiore, sono agitata ed ho paura del futuro. Conosco un tunisino che mi racconta di viaggi miracolosi in Italia. Decido di partire.” Per tre giorni Jamila aspetta su una spiaggia della Tunisia e finalmente una sera la fanno salire a bordo di una barca da pescatori. “Il viaggio dura quattro giorni ed è durissimo, senza bere, né mangiare. Ma io non penso di morire, perché dentro di me ho deciso: io voglio vivere, voglio avere un lavoro, una casa, una vita autonoma.” Arrivata vicino a Palma di Montechiaro, in provincia di Agrigento, Jamila è stremata dal viaggio, ma cammina a piedi sotto il sole fino al centro del paese. Chiede ospitalità per la notte e la mattina seguente prende un treno per Asti. “Conosco un tunisino che vive ad Asti e decido di andare a stare da lui. Dormo prima sotto un ponte, poi in una casa abbandonata. Un giorno arriva la polizia per cercare la droga, allora capisco che è meglio scappare.” Jamila fugge e conosce don Giacomo Tibaldi, parroco di Castagnole Lanze, che le offre ospitalità in un asilo di suore. “Don Giacomo mi dà da mangiare, un posto da dormire, ma il regalo più bello che mi fa è quello di conoscere Elsa Damilano, un’amica di Alba.” Grazie ad Elsa, Jamila viene vista da Luciano Bussi, presidente del comitato regionale piemontese dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM), che constata l’effettiva presenza della malattia, diagnosticandole una progressiva paralisi totale. Jamila ha paura del futuro, sa di essere clandestina e decide di tornare in Tunisia. “Appena sbarcata a Tunisi vengo arrestata per essere uscita dal paese clandestinamente. Per otto giorni vivo in carcere in condizioni estreme. Poi grazie ad Elsa, che mi fa ottenere una dichiarazione scritta dal dottor Bussi, decidono di lasciarmi andare.”

1999 – Jamila è tornata a vivere con la madre, il padre e la sorella maggiore di 42 anni, che da oltre dieci anni soffre della stessa malattia. L’unico sostegno alla famiglia arriva da suo fratello, che aiuta i genitori nelle spese ed è riuscito a comprare la casa dove vivono. I genitori, entrambi ultraottantenni, non ricevono nessun aiuto di natura sociale o pensionistica. “Mio padre è sempre molto duro con me, con mia sorella malata e con mia madre, anche se non esce mai di casa e si copre con il velo. Per lui le donne sono esseri inferiori che non hanno gli stessi diritti degli uomini. Mi manca molto il calore e l’abbraccio di un papà e non riesco ad avere una relazione con nessun uomo. Non ho paura della morte, ma degli uomini sì.” Esasperata dalla situazione in casa, Jamila è intenzionata a tornare in Italia, ma il consolato le nega il permesso. Decide allora di provare ad arrivare in Italia via terra. “Attraverso la Jugoslavia e riesco ad arrivare in Ungheria, nascosta in un treno. A Budapest conosco un avvocato palestinese che mi offre ospitalità in una moschea, insieme ad altre donne egiziane, siriane ed algerine. Ma l’Italia è ancora lontana, i miei soldi finiscono in poco tempo e decido di tornare in Tunisia”. Accantonato il sogno di arrivare in Italia, Jamila si iscrive ad un corso di distillazione delle erbe e inizia a dedicarsi all’attività.

2008 – “E’ estate quando vengo a sapere che il mio progetto del laboratorio di distilleria ha vinto il primo premio. Il giorno in cui mi consegnano i macchinari per realizzarlo prendo la decisione a cui pensavo già da molti anni: andarmene via per sempre dalla Tunisia e cercare di trovare la felicità in Italia. Con i 3 milioni di dinari ottenuti vendendo i macchinari, pago il “mediatore”, l’uomo che raccoglie i clienti da portare dalla Tunisia alla Libia. Aspettiamo un paio di giorni sulla spiaggia, finché il 7 novembre arriva il segnale. Io sono handicappata, con le stampelle e non posso entrare da sola in mare. Due tunisini mi prendono in braccio e mi fanno salire a bordo di un barcone per raggiungere l’Italia. Siamo 261 persone, una attaccata all’altra, senza possibilità di muoverci. Per tre lunghi giorni non mangiamo, né beviamo. Siamo ormai esausti quando ci dicono che abbiamo perso la rotta.” L’allucinante viaggio di Jamila dalla Libia all’Italia termina a Lampedusa, grazie alla capitaneria di porto che rintraccia il barcone e porta i clandestini nel centro di accoglienza. “Visto che sono handicappata mi ospitano in infermeria e tutti subito sono molto gentili con me. Dopo dieci giorni mi trasferiscono nel centro di accoglienza di Caltanisetta, insieme ad altre 140 persone, dove mi sistemano in un camper con dieci donne africane. Vivo nella paura, perché ogni giorno temo mi rimandino indietro. Il 27 novembre arriva la notizia che attendevo da tempo: un permesso di soggiorno per motivi di salute ed un biglietto del treno già pagato, direzione Asti.”

2009 – Jamila ha trovato accoglienza da don Giacomo prima a Govone, poi nella parrocchia di Canove. Ora cammina sempre più a fatica con l’ausilio delle stampelle e comincia ad utilizzare la carrozzina, visto che le resta un uso parziale delle braccia e delle mani. Grazie ad Elsa oggi Jamila vive ad Alba, in una casa messa a disposizione da “Bakita”, una associazione di volontari che si occupa di immigrati. Inoltre ha un’occupazione all’interno del “Progetto Emmaus” per la cooperativa “H Insieme”. “Elsa è il mio aiuto economico e psicologico. E’ lei che si sta dando da fare per farmi ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Io voglio vivere per sempre in Italia, voglio essere libera, voglio essere considerata una persona, anche se ho un handicap.”

GIANNI LIPRANDI

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VENDITA GERANI ..........UN GRAZIE A TUTTI..... 
UN GRAZIE DI CUORE A COLORO CHE HANNO DATO IL PROPRIO CONTRIBUTO A SOSTEGNO DEL C.V.A.




Un ringraziamento particolare va a tutti i volontari che con la loro disponibilità hanno, come tutti gli anni, contribuito alla riuscita della giornata.





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Sito CVA con una grafica nuova 
Dopo qualche anno, il vecchio sito viene sostituito con una nuova grafica, ricca di spazi on-line al servizio del visitatore.
Una Home Page semplice ma completa che vi manterrà informati su tutte le nostre iniziative, dandovi la possibilità di intervenire lasciando un vostro commento.
Novità: un fotoalbum per i nostri e i vostri scatti durante gli incontri, le gite e tantissimi momenti piacevoli trascorsi insieme.

Sotto la vecchia grafica che salutiamo.





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Video "I Vecchi" 
Non ci sono parole per descrivere questa bellissima canzone cantata da Claudio Baglioni.
La sequenze di immagini assocciata al brano, ci fa individuare le moltecipli condizioni di disagio che vivono molti anziani nel nostro paese.

Buona visione!



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